IL MOVIMENTO TRA MOBILITÀ E STABILITÀ

IL MOVIMENTO TRA MOBILITÀ E STABILITÀ

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IL PILASTRO DELLA “INTER-DIPENDENZA REGIONALE”

Abbiamo già nominato in alcuni dei precedenti articoli questo argomento, ma ora cercherò di spiegarmi meglio: il concetto di inter-dipendenza regionale riguarda il percepire tutto l’apparato locomotore come un complesso sistema ad ingranaggi, all’interno del quale ogni struttura svolge il suo ruolo in stretta co-relazione con le altre, essendo in continuità anatomica e biomeccanica.
Ciò che per questioni di didattica tendiamo a separare, nella realtà è un insieme unico e come tale si comporta durante il movimento.
Va detto che, proprio perchè molto complesso, non è da dare per scontato che questo sistema funzioni alla perfezione, ma fortunatamente madre natura ci ha dotato di un certo ``margine d'errore``, a cui facciamo spesso ricorso quando mettiamo in atto ciò che in fisioterapia chiamiamo compensi, ed un sistema d'allarme chiamato dolore.
Il sistema nervoso, in tutto ciò, fa da “macchinista” (o da “direttore d’orchestra” per chi vuole vederlo in maniera più artistica) assicurandosi di creare sinergia per rispondere agli stimoli o raggiungere un obiettivo nella maniera più fluida possibile: dall’afferrare e portare un bicchiere d’acqua alla bocca, al competere per le olimpiadi.
Curiosità interessante è che la quasi totalità (circa il 90%) di questo processo, chiamato controllo neuro-motorio, avviene ad un livello inconsapevole ed attraverso pattern di movimento preferenziali, o meglio dire abitudinali.

AD OGNUNO IL SUO…

Ogni articolazione ha dei parametri di mobilità ed altri di stabilità ma, come mostrato nell'immagine, ci sono delle predominanze: alcune, come l’anca, hanno più rilevanza nel movimento, mentre altre, come quelle del distretto addominale, hanno maggiormente un ruolo di stabilizzazione.
Inoltre, se ci si sofferma in quest'ottica globale, si può notare come queste predominanze sono posizionate in maniera alternata, in modo che la forza stabile di uno possa permettere la dinamicità dell'altra, e viceversa.
Mobilità e stabilità, quindi, si influenzano reciprocamente e per questo motivo l'approccio terapeutico è sempre integrato tra:
1 - Tecniche di mobilizzazione specifiche per le articolazioni o i tessuti molli in difficoltà;
2 - Esercizi di stabilizzazione, terapeutici o correttivi, per i segmenti corporei più deboli.
3 - Integrazione della nuova possibilità di movimento all'interno di pattern motori più complessi e globali.
Riuscire a dare gli stimoli giusti al momento giusto, nonchè integrarli nell'insieme, è tra le peculiarità di un buon terapista.
Così facendo si correggono le strategie di movimento disfunzionali e si rende il controllo neuro-muscolare più competente ed efficace, permettendo al corpo di tornare a muoversi meglio di prima!
Da qui possiamo anche estrapolare una buona ricetta per la prevenzione: il sistema nervoso è in grado di auto-correggere la propria risposta solo perseverando sulla ``retta via`` arrivando a rendere preferenziali i nuovi schemi di movimento appresi.
Questo concetto è vero sempre, soprattutto quando si parla di problematiche posturali o sovraccarichi tendinei, ma anche quando ci si riferisce alla rieducazione funzionale o alla riabilitazione sportiva.
In tutto ciò la valutazione funzionale è il punto di partenza: quale è il tuo?

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About The Author

Nicola Basile
FISIOTERAPISTA specializzato in ambito sportivo, ha collaborato per 10 anni con alcuni tra i più prestigiosi centri medici di Bologna e Torino, oltre a diverse società sportive professionistiche di serie A di calcio, baseball e pallamano.

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