LA COMPONENTE PSICOLOGICA NELL’INFORTUNIO

LA COMPONENTE PSICOLOGICA NELL'INFORTUNIO

A cura del dott. Andrea Nanni, Psicologo iscritto all’Ordine dell’Emilia Romagna (n. 8683), specializzando in Psicoterapia Biosistemica

Integrazione Mente-Corpo

È importante ricordare che un trauma di natura fisica è nella maggior parte dei casi correlato a una rottura traumatica sul piano psicologico (M. Stupiggia, “Il corpo violato”, 2007): è bene quindi operare ed intervenire in entrambe le direzioni dal momento che il benessere può essere raggiunto soltanto grazie ad un’integrazione tra la mente ed il corpo.
Inoltre bisogna sempre sottolineare come il corpo possieda una memoria implicita all’interno di ogni propria fibra.
L’infortunio produce un ricordo che deve essere gradualmente rimodulato attraverso una rieducazione fisioterapica e una “nuova modalità di pensiero” grazie ad un’elaborazione neuro-cognitiva-motoria che si lasci alle spalle il vissuto traumatico, integrandolo appunto, e imparando a vivere con anche questa esperienza.

Ritorno in Campo

Tornare in campo ed avere il pensiero rivolto al movimento che ha provocato il trauma è assolutamente normale e fa parte di una modalità adattiva evoluzionistica che ci porta a non ripercorrere le strade che ci hanno portato dolore, che ci hanno fatto male.
La bravura dei professionisti (fisioterapista, psicologo, medico) che lavorano in sinergia per rieducare l’atleta o lo sportivo in seguito al trauma, sta nel non permettere a questo pensiero di prendere il sopravvento
Questo è possibile attraverso una graduale rieducazione a livello motorio ed un’elaborazione del vissuto che ha caratterizzato il momento dell’infortunio ed il periodo di convalescenza.

E le emozioni? Che valenza hanno in un percorso fisioterapico?

Paura, gioia, sorpresa, rabbia, sono emozioni che possono fortemente influenzare l’andamento di una riabilitazione dato che vi è una correlazione ormonale e neurofisiologica di grande impatto nella risposta dell’organismo a sollecitazione esterne nuove.
Emozioni positive, come gioia e felicità, possono sollecitare il rilascio di serotonina ed endorfine, predisponendo il corpo all’apprendimento di nuove modalità di agire ed abbassando la soglia del dolore.
Viceversa, rabbia, noia, disgusto possono portare ad un aumento di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, funzionali per quanto riguarda la modalità “attacco-fuga”, ma probabilmente eccessivamente dispendiose a livello energetico in un percorso che prevede la rimodulazione delle connessioni neurali.
E per quanto riguarda la paura? Questa emozione, che a livello cerebrale ha sede principalmente nell’amigdala, è sicuramente centrale in un processo di recupero.
Paura di rifarsi male. Paura di non poter più giocare. Paura di non poter più tornare ai livelli di prima. Paura che l’infortunio diventi una dimensione totalizzante e difficilmente scollabile dall’identità dell’atleta-persona.
Non bisogna dimenticarsi però che la paura è sicuramente un’emozione adattiva e vitale per quanto riguarda la storia dell’uomo
È dunque importante, al netto di questa potente e importante emozione, accompagnare l’atleta in recupero in ogni fase in una cornice di sicurezza proprio per fronteggiare e “tenere a bada” il più possibile questa emozione che molte volte è fonte di disagio.
Lavorare inoltre sul proprio corpo in un contesto sereno e in cui ci si sente accolti favorisce il processo di guarigione e recupero, predisponendo quindi il corpo e la mente ad un ritorno all’attività.

Allenamenti ``alternativi``

Grazie agli studi in ambito neuro-psicologico sui neuroni specchio, si è potuto dimostrare che esistono diverse modalità per favorire il recupero grazie all’attivazione dell’area motoria cerebrale deputata al movimento attraverso tecniche come:
  1. Imagery
    visualizzazione guidata e immaginazione.
  2. Mirror Therapy
    riproduzione del movimento allo specchio.
  3. Action Observation Therapy
    osservazione del movimento eseguito da altri.
Queste modalità permettono di mantenere allenata l’area cerebrale legata a quello specifico movimento.

In Conclusione...

L’integrazione delle componenti che fanno parte della sfera dell’individuo (mente, corpo, relazioni) è fondamentale per produrre una risposta adattiva dell’organismo in seguito ad un infortunio, senza mai però tralasciare la componente emozionale che funge da collante e comunicatore interattivo tra le tre sfere.

Info e contatti: andrea.nanni.psi@gmail.com

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About The Author

Nicola Basile
FISIOTERAPISTA specializzato in ambito sportivo, ha collaborato per 10 anni con alcuni tra i più prestigiosi centri medici di Bologna e Torino, oltre a diverse società sportive professionistiche di serie A di calcio, baseball e pallamano.

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