Lesioni muscolari: RECUPERO ATTIVITÀ SPORTIVA E BIOLOGIA

Lesioni muscolari: RECUPERO ATTIVITÀ SPORTIVA E BIOLOGIA

TIPOLOGIE DI LESIONE

Le lesioni muscolari sono tra le principali cause di infortunio e di allontanamento da campo e allenamenti in chi pratica sport. Ovviamente il distretto più colpito è in relazione allo sport praticato, anche se statisticamente, gli arti inferiori sono i più colpiti.
I meccanismi di lesione possono essere diretti o indiretti:
    • Diretti sono conseguenti a traumi, forti contusioni o lesioni chirurgiche.
    • Indiretti , i più comuni, sono derivati da una richiesta funzionale maggiore di quella che il muscolo è in grado di produrre in quel momento, accompagnata dalla sensazione di “strappo”, da dolore ed impotenza funzionale .
In entrambi i casi il risultato è la rottura della guaina di rivestimento (tessuto connettivo, chiamato “fascia”) e poi del tessuto muscolare stesso, con la perdita di continuità delle linee di forza attraverso cui si esprime il movimento.
Alle volte possono essere anche coinvolte le strutture nervose limitrofe, con conseguente alterazione della sensibilità.
Ecografia e risonanza magnetica sono gli standard valutativi, fondamentali per definire la diagnosi e stabilirne l’ entità, ultimamente affiancate da una valutazione termografica.

COSA SUCCEDE E COME RICOMINCIARE

Nel 2018 a Milano una equipe di esperti internazionali in materia (Bisciotti e colleghi), si è riunita per definirne una classificazione uniforme e per stabilire poi delle linee guida di riabilitazione e ritorno all’attività (Return to Training e Return to Play), partendo dalle regole che la biologia impone.
Dall’ infortunio, distinguiamo 3 fasi biologiche e conseguenti linee guida di lavoro:
    • DISTRUZIONE  –  la rottura provoca uno stravaso di sangue nella zona, alla quale il corpo cerca di porre un rimedio tramite un tessuto cicatriziale.
      In questa prima fase l’obiettivo principale è limitare questo stravaso ed evitare il movimento della zona, per favorire l’inizio della cicatrizzazione (protocollo RICE nelle prime 48/72 ore). Studi dimostrano, che questo tessuto cicatriziale non sia abbastanza denso per far fronte al movimento prima di 5-7 giorni, perciò nel frattempo è bene concentrarsi sulle altre articolazioni limitrofe, sfruttando al meglio il tempo di riposo.
    • RIPARAZIONE \ RIGENERAZIONE  –  è la fase in cui il tessuto danneggiato inizia a differenziarsi, ma in maniera ancora non ben organizzata.
      Il muscolo risulta indolore allo stretching ed alla contrazione isometrica e perciò può iniziare una graduale fase di rinforzo, di rieducazione e di massaggio leggero, accompagnata da un lavoro di core stability per rinforzare la muscolatura del tronco e conferirne maggiore stabilità. La durata di questo periodo non è inferiore ad 1 settimana ed è in continuum con lo step successivo.
    • RIMODELLAMENTO  –  in quest’ ultima fase il tessuto incrementa la sua organizzazione e differenziazione, documentabile anche a livello ecografico, fino al suo stato ottimale.
      Il muscolo è ora in grado di gestire bene esercizi sempre più complessi, sia in fase concentrica che eccentrica, aumentando sempre più coordinazione e resistenza. Biologicamente questa fase può durare fino a 60 giorni, ma funzionalmente il muscolo è pronto già molto prima, soprattutto grazie al compenso delle altre fibre muscolari limitrofe.

QUANDO POSSO TORNARE AD ALLENARMI E GAREGGIARE ?

Questo è l’argomento più dibattuto, perché non esiste una risposta universale a questa domanda. Soprattutto in ambiente professionistico, i fattori biologici e personali si devono confrontare con le richieste esterne, la fase della stagione o le condizioni economiche. Rimane comunque fondamentale la diagnosi ed il quadro clinico.
Il successo terapeutico è rappresentato dalla NON recidiva. Accelerare i tempi biologici per seguire le richieste del giocatore o della squadra è un azzardo, perciò è bene avere sempre una visione completa di tutte le carte presenti sul tavolo, mantenere una comunicazione efficace ed instaurare un forte rapporto di fiducia. D'altro canto, rallentare troppo i tempi può essere controproducente dal punto di vista prestativo.
La chiave di tutto sta nella gradualità , ovvero nell'inserire l'esercizio giusto al momento giusto, richiedendone la corretta esecuzione ed osservando le capacità funzionali dell'individuo, il tutto in totale assenza di dolore nella zona compromessa. Compiere bene un esercizio può essere anche molto faticoso, ma mai doloroso.
La fatica, per l'appunto, è un fattore importante da prendere in considerazione durante il percorso di reinserimento, perchè se eccessiva può ridurre la precisione del movimento ed aumentare il rischio di re-infortunio. Per questo motivo è bene integrare nel percorso rieducativo anche l'aspetto cardio-vascolare.
Per cercare di ridurre al minimo l'errore, personalmente prendo all'occorrenza in considerazione test funzionali e test da campo specifici per distretto e sport: affronteremo questo argomento nel dettaglio in uno dei prossimi articoli.
Stay tuned 🙂

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About The Author

Nicola Basile
FISIOTERAPISTA specializzato in ambito sportivo, ha collaborato per 10 anni con alcuni tra i più prestigiosi centri medici di Bologna e Torino, oltre a diverse società sportive professionistiche di serie A di calcio, baseball e pallamano.

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